Indisponibili alle illusioni

personeLa tornata amministrativa del 9 giugno scorso continua a suscitare reazioni di varia natura. Ad alcuni, al di là del risultato conseguito dai candidati, risulta insopportabile che si persista nel chiacchiericcio, a discolpa o vanto, sul sostegno più o meno ottenuto. Secondo altri, invece, è inaccettabile la latitanza del commento. Naturalmente, entrambe le posizioni sono stimabili. Com’è verosimile ritenere che anche esternare non significhi con certezza capire, ovvero comprendere qualcosa che colga fatti salienti. Tra tante esternazioni e alcuni silenzi, esprimo un mio punto di vista.
Ritengo che un’alta percentuale di chi non si è recato alle urne rappresenti un protagonismo robusto, cioè una somma di identità su cui però nessuno si sofferma. A vincitori e vinti, di solito, interessa poco se c’è chi non partecipa. Ai primi nulla interessa: in fin dei conti è stato raggiunto comunque l’obiettivo. Ai secondi poco interessa perché, sconfitti, ci si rassicura recriminando sulla natura dell’erba del cortile di casa. Sia gli uni che gli altri, cioè, oltre il proprio giardino non guardano: ma oltre il giardino esistono praterie, praterie che sono territori consapevoli. Territori abitati da persone normali, donne e uomini con propria identità e storia, proprie fatiche e speranze, indisponibili – però – alle illusioni. Loro – per fortuna – non sono “la gente”, e i capipopolo – a partire da quelli 2.0 – li hanno conosciuti e subito sconfitti, al punto da non dargli il voto. Di questa roba non sanno che farsene.
Ecco, fin quando non si presterà ascolto ai termini del loro silenzio, saremo incompleti. Gravemente incompleti, perché il loro apporto (evidente, per quanto manca!) alimenterebbe al contrario opportunità quotidiane di cambiamento reale. Più che dividere il mondo col coltello delle invettive, infatti, qui si tratta di cittadini la cui volontà di partecipazione non vuole essere formale, ma sostanziale.
Sì: normali, fondamentali, persone.
Roma, 11 giugno 2016

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