Piccoli Comuni, grandi opportunità

Coniugare conoscenza specialistica con visione politica: con queste parole di Luciano Violante voglio sintetizzare il messaggio che ho colto, intervenendo per la Regione Lazio, alla IX edizione della Scuola per la Democrazia, corso di alta formazione politica che si è tenuto ad Aosta, organizzato dal Consiglio regionale della Valle d’Aosta e dall’Associazione ItaliaDecide, in collaborazione con Anci Giovani.
Mi ha particolarmente colpito l’alto livello dell’iniziativa, un appuntamento da cui ho tratto diversi spunti di analisi e confronto. Quel che mi è parso evidente, intanto, può essere riassunto in due categorie di pensiero: la prima, di chi interpreta lo status quo come un fardello insormontabile, ritenendo sia compito di altri dirimere le difficoltà, da quelle economiche a quelle decisionali; la seconda, di chi invece coglie il valore del cambiamento, assumendosi l’onere dell’indirizzo da intraprendere, creando cioè più opportunità di collaborazione che non di rottura. Per dirla banalmente, è indubbio che tutti vorremmo un mondo migliore, senza ombre, ma è illusorio pensare che chiamandosi fuori, rincorrendo il costante disimpegno dalle responsabilità complessive, rinchiusi nel recinto delle certezze di chi con noi concorda, sia possibile creare una prospettiva di cambiamento: e, proprio sull’oggetto della tavola rotonda a cui ho partecipato, tutto questo assume “valore”.
Nella tavola rotonda, infatti, si è discusso sul sostegno dello Stato e delle Regioni alla cooperazione tra grandi e piccoli Comuni, per instaurare un metodo di governo integrato del territorio con finalità di crescita e sviluppo economico. Ebbene, attivando il suddetto “valore”, ho voluto subito sottolineare una peculiarità che riguarda il Lazio. Il fatto, cioè, che Roma si estende su 1.287,36 km² e la Regione Lazio su 17.236 km²: quindi che solo la città di Roma rappresenta oltre il 7,4% della superficie complessiva del Lazio. Se si fa il paragone tra la superficie di Milano (km² 181,4) e la superficie della Lombardia (km² 23.844), il suddetto rapporto piomba allo 0,7%.
E’ evidente che, nel Lazio, discutere su sostegno di Stato e Regione per una cooperazione tra grandi e piccoli comuni, in termini di governo integrato del territorio, di crescita, di tutela e sostenibilità di tale sviluppo economico e sociale, significa aver ben presente che si fa i conti con un centro di gravità molto potente che inevitabilmente, nel bene e nel male, interseca i destini degli equilibri degli Enti locali minori: per intendersi – a mio avviso – una grande opportunità da attivare, sempre che si assuma la consapevolezza che, in assenza di indirizzi strategici di medio/lungo periodo, la grande opportunità può cambiare il proprio profilo, assumendo aspetti negativi, come di un colosso che – al contrario di ogni ingenuo auspicio – rischia di franare sui Comuni più piccoli.
Da qui, la prima condizione che ho posto all’attenzione: se l’obiettivo è quello della cooperazione, ritengo che nel Lazio sia ineludibile il primario impegno da parte di Roma che – voglio anche ricordare – estende la propria influenza sull’ente territoriale di area vasta che è la Città Metropolitana, con la sua superfice di 5.352 km², i suoi 4mln 356mila abitanti e ben 121 Comuni in essa compresi.
Se questa prima condizione non viene soddisfatta, però, e del tutto ininfluente continuare ad indicarla come il masso inamovibile che impedisce la crescita delle più piccole realtà municipali. Si deve operare, tenendo conto di tutto questo. In questo senso, ho sottolineato la recente novità legislativa nazionale che, proprio alle fine dello scorso settembre, ha decretato l’avvento di una legge ad hoc per i piccoli Comuni sotto i 5mila abitanti, promuovendo lo sviluppo economico sostenibile, la crescita sociale, ambientale e culturale: 5.585 municipi che rappresentano il 57% del territorio e dove vivono circa 10mln di abitanti.
Si tratta dell’istituzione di un Fondo per lo sviluppo strutturale, economico e sociale con una dotazione di 10mln di euro per l’anno 2017, e 15mln per ciascuno degli anni dal 2018 al 2023. Questi piccoli Enti locali potranno riqualificare i propri centri storici, individuando aree di particolare pregio in cui indirizzare interventi integrati pubblico-privati. Potranno istituire centri multifunzionali per i servizi, anche stipulando convenzioni per i servizi postali e i trasporti. Potranno puntare alla banda ultra-larga e promuovere mercati di prodotti locali contrastandone anche lo spopolamento. Sono in arrivo, quindi, 100mln in 7 anni: saremo in grado di cogliere questa occasione?
Occasione che – voglio rapidamente ricordare – si somma a percorsi amministrativi che l’odierna Giunta regionale ha instaurato dall’inizio della legislatura. Per citare solo alcuni esempi, inizierei col ricordare la Delibera 466/2015 che ha conclamato una pratica sana, ovvero l’individuazione delle aree interne. Lo ha fatto stabilendo di individuare quale Area prototipo delle Aree interne per la Regione Lazio l’Area Valle del Comino; di individuare quale seconda area di sperimentazione della Strategia l’area Monti Reatini; di stabilire che le restanti aree (Alta Tuscia-Antica Città di Castro; Monti Simbruini) restano candidate al finanziamento stabilito con legge di stabilità, nei termini e alle condizioni previste dalla Strategia Nazionale e dal Programma Nazionale di Riforma; di assicurare alla predetta Area prototipo il supporto tecnico delle strutture regionali per la definizione della strategia d’area, basata sull’individuazione di obiettivi condivisi, sotto forma di risultati concreti attesi dalle azioni messe in campo; di dare avvio alla fase di progettazione nelle altre Aree indicate, assicurando il necessario supporto tecnico delle strutture regionali, per sostenerne la candidatura all’ammissione nei successivi cicli previsti dalla Strategia nazionale Aree interne; di condizionare la stipula dell’Accordo di Programma Quadro al prerequisito di associazionismo tra i Comuni facenti parte delle Aree, nelle forme previste dalla normativa vigente, oltre all’indicazione formale del Soggetto coordinatore dell’Area.
Dopo questa misura strategica messa in campo dalla Regione Lazio, ho poi citato un’altra iniziativa della nostra Amministrazione: il Progetto dei Comuni digitali, sviluppato con Anci Lazio. Obiettivi: semplificazione e digitalizzazione dei procedimenti amministrativi dei Comuni della Regione Lazio nella logica del riuso delle soluzioni. Un progetto, dunque, carico di una forte valenza innovativa sotto il profilo istituzionale, amministrativo, organizzativo, informativo. Un progetto per 378 Comuni necessario: per dare una soluzione alla mancata semplificazione di questi ultimi 26 anni (attuazione della legge 241/90 quasi esclusivamente sotto il profilo formale con un approccio burocratico complesso, costoso, non trasparente); per contribuire concretamente all’ammodernamento della macchina burocratica (amministrazione digitale, trasparente, sostenibile); per semplificare e qualificare i rapporti amministrativi tra Regione e comunità locali; per rendere trasparente l’operato degli enti pubblici attraverso siti web istituzionali aperti, di facile consultazione, con un’informazione completa, certa, valida. Oggi, siamo alle linee guida per l’attuazione di questo progetto.
Fare rete, insomma, ma con i fatti e non a parole. Fare rete per affermare il principio del particolare: ma non in senso antagonistico, quanto condizione di identità che è consapevole, e che non teme confronti e scambi con altre identità. La Regione Lazio, in questo senso, ha chiamato tutti a raccolta: nonostante le difficoltà, nonostante le più rassicuranti sirene che inducono a viaggi solitari e compiaciuti della propria autoreferenzialità.

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