Un piano di difesa e ricostruzione nazionale

Un piano di difesa e ricostruzione nazionale

Ci stiamo addentrando in un terreno sconosciuto e pieno di insidie e pericoli. L’emergenza Coronavirus e la conseguente chiusura delle attività produttive innescheranno una crisi economica e finanziaria inimmaginabile solo qualche settimana fa.

Se sul medio lungo periodo, fermo restando le difficoltà pratiche di realizzazione, la ricetta appare condivisa e cioè quella di avviare e potenziare un corposo piano di investimenti che vada a migliorare e incrementare la produttività del Paese attraverso il rafforzamento della dotazione infrastrutturale, attraverso il sostegno dell’innovazione tecnologica e anche attraverso il sostegno a settori e aree come la formazione del capitale umano, l’istruzione e la ricerca e via dicendo, nel breve e brevissimo periodo la situazione è sicuramente più complicata e se possibile incerta.

È evidente che per fare fronte a questa situazione, come hanno sottolineato tutti i più illustri e preparati commentatori ed esperti con in testa l’ex governatore della BCE Mario Draghi, siano necessari strumenti straordinari per dare immediata linfa al sistema immettendo liquidità a costo zero o il più possibile vicino allo zero.

Molte sono le ipotesi avanzate in queste ore e molto interessante e degna di attenzione è secondo me quella del professor Giulio Tremonti che in una lettera al Corriere della Sera propone un “piano di difesa e ricostruzione nazionale” un’iniziativa simile, come lo stesso ex ministro dell’Economia ricorda, a quella lanciata nel Dopoguerra, nel’48, dall’allora ministro di Grazia e Giustizia, Palmiro Togliatti.

Tremonti propone un piano “basato sull’emissione di titoli pubblici a lunghissima scadenza, con rendimenti moderati, ma sicuri e fissi , garantito dal sottostante patrimonio della Repubblica (per cui si può e si deve introdurre un regime speciale, anche urbanistico), titoli assistiti, come in un tempo che è stato felice, da questa formula: esenti da ogni imposta presente e futura”.
La proposta dell’ex ministro prende le mosse dalla constatazione che la fragilità del sistema Italia dovuta all’elevato debito pubblico e a un prodotto interno lordo stagnante, aggravata dalla crisi globale scatenata dalla pandemia rende impraticabile sia l’introduzione di un’imposta patrimoniale e ancor meno l’uscita dall’Euro. A fronte di queste grandissime criticità però Tremonti ricorda che il nostro Paese può contare su un elemento di solidità che poche altre nazioni al mondo hanno: il risparmio privato, pari a 16 trilioni di euro in termini di attività finanziarie secondo quanto illustrato dal presidente della Consob Paolo Savona nell’ultima relazione annuale, una ricchezza in parte investita anche all’estero.


Su queste premesse Tremonti propone questo piano che coinvolga tutti gli elementi fondanti la nostra nazione ognuno secondo il proprio ruolo ma tutti con lo spirito e la consapevolezza di far parte e appartenere a un’unica comunità che si trova in difficoltà ma che ha la forza materiale e spirituale per uscirne fuori.

Questo il testo completo della lettera dell’ex ministro delle Finanze

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